Dati del paese

 Libia (LAR) - Africa

mappa della Libia

Capitale:TRIPOLI

Popolazione: 6.000.000 di cittadini, più un numero imprecisato di stranieri(stimato tra uno e  due milioni nel 2010, quasi sempre clandestini). In maggioranza hanno lasciato il Paese durante la rivoluzione.

Superficie: 1.759.540 km2, circa sei volte quella dell'Italia.

Fuso orario: un’ora avanti rispetto all’Italia, il Paese non e’ passato all’ora legale.

Lingue: arabo, poco diffuse, se non a livello elementare/scolastico, le lingue straniere. Tra queste maggiormente conosciute l'italiano e l'inglese.

Religioni: musulmana. Rispettato il culto delle altre religioni, in particolare quella cristiana (chiese cattoliche a Tripoli e Bengasi).

Moneta: Dinaro Libico (DL).    Al 25 settembre 2012 il cambio è pari a 1 Euro=1,69 LYD.

Prefisso telefonico dall’Italia: 00218

 

Meteo

poco nuvoloso Tripoli Inter-National Airport, Libya
Temperatura 17°C

Aggiornato al 23/04/2014 04:20

 

Ambasciate e Consolati

Ambasciata d'Italia a TRIPOLI
Dal 1 agosto 2012 l’Ambasciata d’Italia è tornata ad operare presso la sede demaniale di Shara Uahran, 1 p.o. box 912.
I recapiti sono i seguenti:
email: Ambasciata.tripoli@esteri.it
tel. +218 21 333.41.31
+218 21 333.41.32
+218 21 333.11.93
fax +218 21 333.16.73
00218 91 320 1848 (cellulare di servizio)

 

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Avvisi particolari

Diffuso il 15.04.2014. Tuttora valido.

Il 21 marzo l’aeroporto internazionale di Tripoli è stato chiuso per alcune ore a causa di danni riportati a seguito di un'azione condotta verosimilmente da una milizia contro la pista dello scalo. L'episodio conferma la perdurante fluidità della situazione di sicurezza nel Paese, riflesso di quella politica. Alitalia ha sospeso per alcuni giorni i collegamenti con Tripoli, che dovrebbero riprendere a partire dal 16 aprile. Altre compagnie aeree (British Airways, Lufthansa e Austrian Airlines) hanno parimenti deciso di sospendere i voli per Tripoli.

A causa delle perduranti tensioni e dei ripetuti scontri e’ tassativamente sconsigliato recarsi e permanere per qualsiasi motivo in Cirenaica e nel Sud del Paese; nella fascia costiera della Tripolitania i viaggi a carattere professionale potranno essere presi in considerazione soltanto qualora sussistano comprovate ed improcrastinabili esigenze, adottando le stringenti misure di sicurezza dettagliate più sotto e dopo aver preso contatto con l’Ambasciata.

La situazione in Cirenaica e nella parte est del Paese diventa sempre più pericolosa, come confermato dagli ultimi eventi che hanno coinvolto nostri connazionali (il 17 gennaio scorso due cittadini italiani erano stati sequestrati nei pressi della città di Derna, una delle zone a più alto rischio del Paese. I connazionali sono stati liberati il 6 febbraio).

In una spiaggia nei pressi di Bengasi, il 25 febbraio sono stati giustiziati sette egiziani, cristiani di rito copto. Le modalita’ dell’uccisione fanno pensare a un’esecuzione, riconducibile all’attività’ dei gruppi di estremisti islamici in Cirenaica. Si tratta del piu’ grave atto di violenza nei confronti della popolazione copta mai registrato in Libia. Successivamente il 2 marzo un copto e 4 siriani cristiani sono stati uccisi sempre a Bengasi.

Il 2 marzo un cittadino francese, impiegato come tecnico per la ristrutturazione del Bengasi Medical Centre, e’ stato ucciso in pieno giorno nella citta’ capoluogo della Cirenaica.

Nella capitale continuano le tensioni legate ai tentativi di destituzione del Congresso. Il 18 febbraio la milizia di Zintan e’ entrata a Tripoli e ha organizzato manifestazioni davanti all’edificio sede del Congresso, provocando la mobilitazione in senso opposto della milizia di Misurata. Non si sono verificati scontri, mentre le forze del Congresso sembra si stiano orientando a convocare nuove elezioni parlamentari e forse presidenziali a breve scadenza. Il 2 marzo gruppi di uomini armati sono entrati nella sede del Congresso danneggiandola gravemente e ferendo cinque membri dell’assemblea legislativa.

Come più ampiamente illustrato di seguito, anche in ragione della sospensione temporanea dei servizi del Consolato Generale d’Italia a Bengasi è assolutamente sconsigliata la presenza di connazionali in Cirenaica.

A Bengasi sono cresciuti in intensità gli scontri tra l’esercito e le milizie di matrice islamista. Gli scontri hanno interessato diverse aree della città. Il 23 dicembre scorso si è verificato anche il primo attentato suicida in Libia nella base militare di Barsis, a 50 km da Bengasi. Un’autobomba guidata da un kamikaze è stata fatta esplodere all’ingresso della base, uccidendo almeno sette persone e ferendone alcune decine.

Sabato 18 gennaio un gruppo di miliziani gheddafiani è entrato nel cimitero cattolico di Tripoli, dando fuoco a due cancelli dell'ingresso principale, alle strutture di guardiania dello stesso. Gli abitanti dei dintorni del cimitero, dopo aver avvisato la polizia, sono scesi per strada per allontanare gli intrusi, che hanno abbandonato la zona. Nella notte di domenica 10 gennaio militanti filo Gheddafi sono nuovamente entrati all’interno del cimitero italiano. I danni, rispetto alla precedente incursione, sono stati significativamente più gravi. A metà giornata di lunedì uno dei guardiani è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco ed è rimasto ucciso; la dinamica dell’evento non è stata ancora chiarita. Peraltro, sempre nella giornata di lunedì 20 gennaio, è stato rapito a Tripoli il funzionario dell’Istituto per Commercio con l’estero coreano. L’uomo e’ stato prelevato dalla sua autovettura.

Di recente si sono verificati gravi episodi contro stranieri anche nella parte nord-occidentale della Libia, in particolare nel tratto costiero tra Sabratha e Zuwara. Da ultimo, il 2 gennaio scorso, sono state uccise due persone di nazionalità britannica e neozelandese.

Violenti scontri tra opposte tribù si sono verificati lo scorso 11 gennaio nella città di Sebha, nel deserto a sud-ovest del paese. Gli scontri hanno causato almeno una ventina di vittime.

Gli scontri seguiti alle manifestazioni del 15 novembre 2013, che hanno registrato decine di vittime e feriti, hanno provocato un sensibile innalzamento della tensione in tutta l’area urbana di Tripoli. Nonostante sia in corso una ridefinizione delle competenze sul presidio del territorio, rimane elevato il rischio di repentine esplosioni di nuovi scontri.

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre si erano verificati violenti scontri nel centro di Tripoli tra le opposte milizie di Misurata e Suq al Juma. Sono state utilizzate anche armi pesanti e numerosi edifici sono stati danneggiati, tra cui anche l’Hotel Radisson, uno dei più grandi e frequentati della capitale. Si tratta del piu’ grave episodio da molti mesi a questa parte, in particolare per la quantità dei mezzi armati affluiti nella città e per l’intensità degli scontri a fuoco.

Nel corso degli ultimi mesi si sono registrati numerosi episodi, sia nella capitale che nel resto del Paese, che testimoniano la perdurante fluidità del quadro di sicurezza in Libia. Nella prima decade di settembre sia a Bengasi che a Tripoli sono stati collocati ordigni esplosivi contro le sedi del Ministero degli Affari Esteri. A Bengasi, inoltre, prosegue senza soluzione di continuità la serie di omicidi di matrice politica e ai danni di esponenti delle forze di sicurezza governative.

Ad agosto il centro di Tripoli è stato teatro di due gravi episodi nel giro di pochi giorni: un razzo esploso in pieno centro in direzione dell’Hotel “Corinthia”, e un attacco, realizzato con lo stesso tipo di armamento, alla residenza dell’Ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di episodi a carattere essenzialmente dimostrativo e volti ad indebolire il governo del Primo Ministro Zidan, ma che sempre di più sono dimostrazione della fragilità del quadro di sicurezza anche nella capitale. L’attacco al “Corinthia”, inoltre, è anche inteso a scoraggiare la presenza degli occidentali in Libia, per cui si raccomanda ancora di più estrema cautela ed attenzione in ogni tipo di spostamento, anche nelle zone apparentemente meno insicure.

Prosegue il confronto, sebbene al momento non armato, tra il Governo e le cd “Petroleum Facilities Guards”, che con le loro rivendicazioni - non prive di connessioni con le aspirazioni di natura autonomista/indipendentista manifestate da parte di gruppi della Cirenaica - hanno determinato la quasi completa paralisi dell’attività di esportazione di greggio, elemento vitale per l’economia del Paese.

Si ricorda inoltre che nel pomeriggio di martedì 11 giugno 2013 un’esplosione di natura non accidentale aveva interessato uno dei veicoli dell’Ambasciata d’Italia, nella zona centrale di Tripoli, nei pressi dell’ospedale, non operativo, di “Zawiat Dahmani”. Non vi sono state conseguenze alle persone ma solo lievi danni materiali in prossimità del luogo dell’esplosione. L’episodio conferma la permanenza di un significativo livello di rischio anche all’interno dei centri urbani, che può potenzialmente interessare tutto il personale espatriato. In precedenza, nella serata di sabato 8 giugno 2013, la città di Bengasi era stata teatro di violenti scontri tra la popolazione locale e le milizie che operano nell’area. Negli scontri si sono registrate numerose vittime e feriti sia tra i manifestanti che tra le milizie, nonché tra le forze governative intervenute per riportare l’ordine. Tale scenario si era peraltro già evidenziato in occasione del grave attentato condotto sabato 12 gennaio 2013 a Bengasi nei confronti del Console Generale d’Italia, nonché, nel settembre 2012, dell’attacco all’ufficio di rappresentanza degli Stati Uniti d’America sempre a Bengasi, nel quale avevano perso la vita quattro cittadini americani.

Oltre all’episodio che ha interessato l’Ambasciata italiana, la capitale Tripoli era già stata a sua volta interessata da manifestazioni di tensione particolarmente significative. Su tutte, si ricorda l’autobomba esplosa il 23 aprile 2013 nei pressi dell’Ambasciata di Francia. Tali circostanze evidenziano la complessiva fragilità del quadro di sicurezza in Libia, minato da fattori di diversa matrice, all’interno del quale possono trovare spazio anche azioni di natura terroristica come quelle sopra richiamate. Permangono in tutto il Paese elementi di tensione suscettibili di trovare repentine manifestazioni in forma non pacifica, che fanno leva sulla perdurante impossibilità per le forze dell’ordine governative di garantire un effettivo controllo del territorio.

Tripoli

Dopo l’approvazione, avvenuta il 5 maggio, da parte del Congresso Nazionale della cosiddetta “legge sull’isolamento politico”, volta all’allontanamento dalle cariche pubbliche di figure accusate di aver servito il regime di Gheddafi, sono stati quasi del tutto rimossi i presidi delle milizie locali scese in strada a Tripoli a fine aprile per invocare l’emanazione del provvedimento. A fine maggio, come conseguenza dell’approvazione del provvedimento, l’allora Presidente del Congresso Nazionale e Capo Provvisorio dello Stato, Mgarief, ha presentato le proprie dimissioni. Il 25 giugno Nuri Abu Sahmain è stato eletto alla carica di Presidente del Congresso Nazionale e Capo Provvisorio dello Stato.Nelle more della definizione dei parametri applicativi della legge, non può escludersi il riemergere di ulteriori tensioni. Inoltre, come dimostrato dagli eventi citati in apertura del presente avviso, la convergenza nella capitale di milizie potenzialmente contrapposte e’ suscettibile di generare scontri tra le stesse, dinanzi ai quali l’apparato statale appare difficilmente in grado di poter svolgere, ad oggi, una reale azione di deterrenza o contenimento.

Si ricorda che a marzo la sede del Congresso Nazionale era stata assaltata da miliziani che invocavano l’approvazione della già citata “legge sull’isolamento politico”. Nella medesima circostanza il Presidente del Congresso e Capo Provvisorio dello Stato era stato fatto oggetto di un attentato, senza conseguenze. In precedenza anche l’ufficio del Primo Ministro era stato attaccato da ex combattenti che invocavano il pagamento di compensazioni alle loro famiglie per il sacrificio offerto durante la rivoluzione. All’inizio di aprile, uno stretto collaboratore del Primo Ministro è stato sequestrato e rilasciato solo dopo diversi giorni. Precedentemente, sempre a Tripoli, un sequestro di minore durata era stato condotto ai danni del Capo delle Dogane libiche. Inoltre, la presenza di una crescente tensione di matrice religiosa e’ testimoniata dalla grave aggressione subita a marzo a Tripoli da un prete egiziano all’interno della chiesa ove si celebrano abitualmente le funzioni di rito cattolico.

Bengasi

Oltre agli episodi sopra ricordati, e a testimonianza dell’instabilità dello scenario politico e di sicurezza nella capitale cirenaica, lo scorso luglio, a seguito dell’assassinio dell’attivista politico  Musmari sono state attaccate e danneggiate le sedi di due dei principali partiti politici, il Partito Giustizia e Costruzione e la coalizione di centro. Inoltre, la cd “scuola europea” era stata oggetto di un attacco, non armato, da parte di un gruppo salafita che protestava contro la diffusione di un libretto scientifico contenente riferimenti all’educazione sessuale. Nella stessa città, sempre ad opera di gruppi di estrazione salafita, a fine febbraio sono stati posti in stato di fermo per proselitismo diverse decine di cristiani copti egiziani, alcuni dei quali avrebbero anche subito maltrattamenti fisici.

Resto del Paese

Il 26 giugno 2013 le milizie di Zintan, che già controllano l’area di Wafa hanno minacciato di far irruzione nel campo petrolifero ivi operato da un consorzio italo-libico con l’obiettivo di bloccare la produzione, desistendo poi dal proposito. Una matrice più probabilmente qaedista si ritrova invece negli episodi di violenza occorsi nell’area di Sirte e a Sebha il 25 e 26 giugno 2013. A sud della vecchia roccaforte del regime di Gheddafi sei uomini delle forze speciali sono stati decapitati, mentre a Sebha, nel sud del Paese, tre autobombe sono state fatte esplodere provocando almeno 2 vittime e numerosi feriti. Scontri tra milizie hanno anche interessato, l’area di Zwara, lungo la direttrice stradale che da Tripoli conduce al confine con la Tunisia. Analogamente, si segnalano gli episodi di tensione registrati nella prima settimana di giugno presso il campo energetico di Zuetina, generati dall’azione di milizie dell’area che rivendicano corrispettivi economici per garantire la sicurezza dei campi. Tale genere di richiesta è successivamente emersa, come ricordato in apertura di questo avviso, presso tutti i centri produttivi, in particolare quelli localizzati nelle regioni meridionali e orientali del Paese, ove il controllo del territorio da parte delle forze statali risulta particolarmente labile.

Raccomandazioni

Si informa che l’Ambasciata d’Italia a Tripoli è aperta, operativa e sempre contattabile.

Il livello di allerta tra la comunità straniera presente in Libia e’particolarmente elevato.
Si raccomanda pertanto ai connazionali presenti a qualsiasi titolo nel Paese di adottare opportune cautele. Si raccomanda, in particolare, di limitare allo stretto necessario gli spostamenti sul territorio, anche nelle aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo stazionamento incustodito delle vetture. Si raccomanda di adottare particolare attenzione e di evitare, nel limite del possibile gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo la preghiera del venerdì e di tenersi costantemente aggiornati sulla situazione di sicurezza nel Paese.

Come segnalato più sopra, anche a seguito dei recenti accadimenti, si sottolinea che la sicurezza non appare del tutto garantita nemmeno nei grandi hotel di Tripoli, che sono usualmente frequentati da stranieri.

Si ricorda che a seguito dell’attentato del 12 gennaio 2013, è stata disposta la sospensione temporanea dei servizi del Consolato Generale a Bengasi. Con specifico riguardo a tale città, alla luce del nuovo scenario di sicurezza e considerata la sospensione dell’attività del Consolato Generale, è assolutamente sconsigliata la presenza di connazionali nell’area.

Le visite a carattere professionale nella capitale e in Tripolitania, se motivate da necessità imperative e indifferibili, devono essere svolte adottando ogni possibile misura prudenziale.
Gli alti rischi connessi a ulteriori possibili manifestazioni violente, ancorché non dirette contro cittadini stranieri, inducono a raccomandare estrema cautela negli spostamenti in città, che si invita a limitare quanto più possibile.  Si raccomanda, in particolare, la puntuale programmazione degli incontri e dei movimenti sul territorio, che dovranno essere comunicati in anticipo all’Ambasciata e al Consolato Generale a Tripoli.

Si registra un forte aumento della criminalità comune a Tripoli: si sono moltiplicati nelle ultime settimane gli episodi di “carjacking” e le rapine ai danni di stranieri. A tale riguardo, si raccomanda di evitare l’uso di taxi individuali. Ove possibile, si raccomanda di effettuare gli spostamenti sul territorio avvalendosi di autisti di fiducia, concordando preventivamente i termini del trasporto.

Alla luce delle tensioni citate nei paragrafi precedenti con specifico riguardo alla città di Tripoli, è fortemente sconsigliata la partecipazione a fiere ed ad eventi promozionali con ampia partecipazione collettiva, sia a carattere istituzionale che privata.

Si sottolinea inoltre l’imprescindibilità, per gli operatori economici, di guardare al mercato libico, in questa fase, con un approccio cauto e oggettivo, in particolare con riferimento alla possibilità di acquisire commesse pubbliche.

Infatti, se da un lato non possono essere taciute le enormi potenzialità che si dischiuderanno allorquando il processo di ricostruzione del Paese avrà avvio, dall’altro non può non sottolinearsi con preoccupazione come, ad oltre due anni dalla Rivoluzione che ha portato al crollo del regime di Gheddafi, detto processo non abbia ancora visto la luce e l’economia pubblica libica perduri in una condizione di stallo, vittima del blocco decisionale e amministrativo che caratterizza l’operato attuale delle istituzioni pubbliche libiche.

Né può ragionevolmente essere nutrita una speranza di superare detto blocco nel breve periodo, alla luce delle involuzioni politiche e delle tensioni sociali sopra ricordate.

E’ pertanto probabile che nell’anno in corso, pur a fronte di un bilancio statale dalle ampie disponibilità, vi sia una unicamente una limitatissima ripresa di alcuni progetti già in corso di realizzazione allo scoppio della Rivoluzione, e che l’avvio di nuovi progetti non abbia realmente luogo prima del 2014.

Appare dunque di assoluta importanza, al fine di non generare aspettative non realizzabili, che gli operatori adottino un approccio di medio-lungo termine nella programmazione del ritorno potenziale degli investimenti per l’ingresso sul mercato libico.

Sono più in generale assolutamente sconsigliate le visite di natura turistica.

Si ricorda che la Libia ha unilateralmente dichiarato, a partire dal 2005, la sussistenza di diritti esclusivi di pesca su un’area di mare estesa fino a 74 miglia dalla propria costa e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte. L’applicazione di tali misure si è concretizzata, anche recentemente, nell’intercettazione, sequestro e detenzione dei pescherecci stranieri e dei loro equipaggi da parte delle autorità libiche e delle milizie locali. Sono state parimenti applicate consistenti sanzioni pecuniarie, oltre a provvedimenti di confisca delle attrezzature di pesca e dell’eventuale pescato.

Si prega di consultare la scheda Paese presente su questo stesso sito per informazioni di maggiore dettaglio sul quadro di sicurezza e su viabilità e trasporti.

L'Ambasciata d’Italia a Tripoli è stata riaperta il 2 settembre 2011. Dal 1 agosto 2012 gli uffici sono stati ristabiliti presso la sede di Shara Uahran, Dhara, Tripoli. L’Ambasciata può essere contattata scrivendo all’indirizzo di posta elettronica ambasciata.tripoli@esteri.it. I contatti telefonici sono i seguenti: +218.21.3334131/32, +218 21 3331193 (linee fisse), +218.91.3201848 (cellulare di servizio) e +218 213331673 (fax). Il Consolato Generale d’Italia a Tripoli è pienamente operativo dal 15 dicembre 2011. Tutti i recapiti sono reperibili consultando il sito web www.constripoli.esteri.it.

Si consiglia ai connazionali di registrare i dati relativi al viaggio sul sito DoveSiamoNelMondo. Si raccomanda altresì - una volta in loco - di recare con sé copia dei propri documenti e titoli di viaggio, conservando gli originali in luoghi custoditi (albergo, etc.).

Si ricorda, infine, l’opportunità di consultare la guida predisposta dal Ministero della Salute al presente link, nonché di sottoscrivere – prima della partenza – una assicurazione che copra eventuali spese sanitarie (anche per il rimpatrio o il trasferimento aereo in un altro Paese).

 



 

Informazioni generali

ATTENZIONE: QUESTA SEZIONE E’ DA CONSIDERARSI PROVVISORIA IN ATTESA DI CONFERMA O CAMBIO DELLE NORME SULL’IMMIGRAZIONE DA PARTE DELLE NUOVE AUTORITA’ LIBICHE

Passaporto:
obbligatorio, con validità residua di almeno sei mesi al momento dell’arrivo nel Paese ed una pagina intera libera. Non è ammesso nessun altro documento di viaggio.

Benché le Autorità locali non abbiano emesso alcuna comunicazione ufficiale al riguardo, risulta attualmente disapplicata la norma che imponeva di apporre sul passaporto un timbro con la traduzione in arabo dei dati anagrafici.
In vigenza dell’obbligo di cui sopra, il timbro bilingue era disponibile presso le Questure.

La normativa vigente dispone tutt’ora che l’ingresso in Libia è proibito a chi abbia sul passaporto il visto di Israele o qualsiasi altro segno/timbro/annotazione indicante un soggiorno o un transito in Israele.

Viaggi all’estero dei minori: si prega di consultare il Focus: “Prima di partire - documenti per viaggi all’estero di minori” sulla home page di questo sito.

Visto di ingresso: obbligatorio (dal 1° ottobre 2011). Si consiglia di verificare con l’Ambasciata di Libia a Roma e con i Consolati libici in Italia le procedure di richiesta del visto. Per i visti d’affari, la persona fisica o giuridica deve avanzare richiesta presso l’Ufficio Immigrazione libico di residenza.

I titolari di passaporto diplomatico o di servizio sono esentati dal visto per soggiorni fino a 90 giorni.

Il rilascio di visti turistici da parte delle Autorità diplomatiche e consolari libiche è soggetto a massima discrezionalità. Si ricorda, comunque, che i viaggi non a carattere professionale sono, al momento, fortemente e assolutamente sconsigliati. 
Il precedente “timbro di registrazione” di colore verde, triangolare, non è più utilizzato. Al suo posto, le Autorità libiche stanno progressivamente introducendo un nuovo timbro, di colore blu, che va apposto entro cinque giorni dall’ingresso nel Paese. L’operazione può essere effettuata rivolgendosi all’albergo presso il quale si alloggia, oppure recandosi in un posto di polizia. La norma testé descritta risulta, ad oggi, solo parzialmente applicata. Non sono state registrate criticità all’uscita dal Paese per coloro che non avevano detto timbro sul passaporto.

Visti di lavoro: Si è in attesa di ricevere dalle Autorità libiche informazioni aggiornate sulle nuove procedure da seguire per ottenere il visto per lavoro e per la residenza. Il Governo libico ha preannunciato l’introduzione del visto obbligatorio per tutti gli stranieri, compresi i cittadini dei Paesi arabi e africani.

Formalità valutarie e doganali:
E’ vietato esportare dinari libici, che non sono in ogni caso convertibili all’estero. Per cambiare all'uscita i dinari rimasti viene spesso richiesto di esibire le ricevute dei cambi effettuati durante il soggiorno.
E’ tassativamente vietata l’importazione di bevande alcoliche mentre è fortemente sconsigliato importare salumi.

 


Sicurezza

- QUADRO GENERALE

Il quadro di sicurezza del Paese e’ progressivamente peggiorato nel corso del 2013 raggiungendo un livello di deterioramento tale da sconsigliare viaggi soprattutto nella zona est del paese, la piu’ a rischio per quanto riguarda rapimenti e attentati terroristici.

In generale, la mancanza di una forza di polizia in grado di garantire il mantenimento della sicurezza su tutto il territorio rende la situazione del paese alquanto rischiosa. Sono aumentati gli episodi di criminalita’, quali rapine alle auto in corsa e rapimenti a scopo estorsivo. Inoltre, la grande diffusione di armi da fuoco nella popolazione, impiegati anche a scopi celebrativi, rende elevato il rischio di essere raggiunti da colpi di ricaduta.

A cio’ si aggiunge la presenza capillare delle milizie rivoluzionarie, che a distanza di tre anni dal rovesciamento del regime di Gheddafi non hanno ancora abbandonato le armi. Il controllo reale del territorio e’ in capo a queste milizie e lo scoppio di tensioni tra i differenti gruppi ha generato gli episodi piu’ pericolosi degli ultimi mesi, come quello verificatosi a Tripoli il 7 novembre 2013 tra le truppe di Misurata e Suq Al Juma oppure gli scontri tra Warshaffana e Zintan qualche mese piu’ tardi.

A monte si e’ verificato, negli ultimi mesi del 2013 e nei primi del 2014, il progressivo indebolimento del Governo guidato da Ali Zidan, il quale ha subito anche un breve rapimento il 10 ottobre 2013. La protesta della popolazione contro l’evidente impotenza dell’esecutivo di fronte alle milizie ha generato proteste di piazza in tutto il paese, soprattutto dopo la scadenza formale del Congresso, il 7 febbraio 2013. La fragilita’ dell’esecutivo ha anche permesso il ritorno di forze lealiste, che avevano brevemente preso il controllo di un aeroporto nel sud del Paese, nei pressi di Sebha, alla fine di gennaio 2014.

- ZONE A RISCHIO:  CIRENAICA, SUD DEL PAESE E OVEST DEL PAESE TRANNE LA FASCIA COSTIERA DELLA TRIPOLITANIA DALLA TUNISIA FINO A MISURATA.
Tutta la parte est della Libia e’ di fatto fuori dal controllo statale, per cui e’ assolutamente sconsigliato qualsiasi tipo di viaggio nella zona, compresa la citta’ di Bengasi, dove avvengono con cadenza quotidiana omicidi mirati di uomini delle forze dell’ordine e cittadini occidentali. Il 17 gennaio 2014 due lavoratori italiani sono stati rapiti nelle vicinanze di Derna, mentre si recavano in un cementificio. Sono stati successivamente liberati il 7 febbraio. Lo scorso 25 febbraio 2014 sono stati ritrovati in una spiaggia nei pressi di Bengasi i corpi di 7 egiziani, cristiani di rito copto, uccisi secondo le modalita’ tipiche di un’esecuzione. Il 23 dicembre 2013 si è verificato anche il primo attentato suicida in Libia nella base militare di Barsis, a 50 km da Bengasi. Un’autobomba guidata da un kamikaze è stata fatta esplodere all’ingresso della base, uccidendo almeno sette persone e ferendone alcune decine.
In Cirenaica e’ particolarmente radicata la presenza di gruppi terroristici di matrice islamica, come Ansar Al Sharia, che hanno con le loro azioni preso di mira qualsiasi presenza occidentale nell’area. Il 25 novembre 2013 erano scoppiati pesanti scontri sempre a Bengasi tra forze regolari e le milizie islamiche di Ansar Al Sharia, al fine di far uscire queste ultime dalla città. Sono stati utilizzati da entrambe le parti armamenti pesanti, e gli scontri hanno causato circa una ventina di vittime e oltre 50 feriti.

- ZONE DI CAUTELA: FASCIA COSTIERA DELLA TRIPOLITANIA FINO A MISURATA.
Nella citta’ di Tripoli e nelle cittá della fascia costiera dalla Tunisia a Misurata e’ necessario prestare la massima attenzione, evitare gli spostamenti non indispensabili e soprattutto quelli nelle ore serali. La capitale e’ sovente teatro di manifestazioni contro il Governo e il Congresso, che occasionalmente possono diventare violente, come acceduto il 2 marzo scorso, quando dei manifestanti sono entrati nella sede del Congresso danneggiandola gravemente e ferendo 5 membri.
Nonostante le milizie esterne a Tripoli abbiano lasciato i loro presidi dopo gli scontri del 15 novembre 2013, non si puo’ escludere che nuove tensioni le portino di nuovo a confrontarsi nella capitale. I pesanti scontri che sono avvenuti nel centro della citta’ il 7 novembre 2013 non hanno risparmiato i grandi hotel dove usualmente alloggiano gli stranieri di passaggio, che quindi non si possono considerare del tutto sicuri. Sono cresciuti anche gli episodi di criminalita’ ai danni di stranieri, tra cui si segnala il rapimento del funzionario per il commercio estero dell’Ambasciata di Corea.
Un grave episodio si è verificato il 2 gennaio scorso, quando sono stati uccisi a sangue freddo un cittadino inglese e una donna neozelandese in una spiaggia nei pressi di Mellitah, a circa 90 km a ovest di Tripoli. La dinamica dell’uccisione non è stata chiarita ma si tratta in ogni caso di un fatto di estrema gravità, il primo nei confronti di cittadini occidentali in Tripolitania.

- ZONE SICURE: Al momento non vi sono zone che possano essere considerate completamente sicure nel Paese.

- AVVERTENZE E SUGGERIMENTI
Per chi decide di recarsi comunque nel Paese, si consiglia di consultare l’Avviso Particolare pubblicato su questo sito per le segnalazioni piu’ recenti relative alla situazione di sicurezza.
Si raccomanda, in particolare, di limitare allo stretto necessario gli spostamenti sul territorio, anche nelle aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo stazionamento incustodito delle vetture. Si raccomanda di adottare particolare attenzione e di evitare gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo la preghiera del venerdì.
Si registra un forte aumento della criminalità comune a Tripoli: sono aumentati gli episodi di “car-jacking” e le rapine ai danni di stranieri. A tale riguardo, si raccomanda di evitare l’uso di taxi individuali. Ove possibile, si raccomanda di effettuare gli spostamenti sul territorio avvalendosi di autisti di fiducia, concordando preventivamente i termini del trasporto.
Come segnalato più sopra, anche a seguito dei recenti accadimenti, si sottolinea che la sicurezza non appare del tutto garantita nemmeno nei grandi hotel di Tripoli, che sono usualmente frequentati da stranieri.
Si consiglia ai connazionali di registrare i dati relativi al viaggio sul sito DoveSiamoNelMondo.Si raccomanda altresì - una volta in loco - di recare con sé copia dei propri documenti e titoli di viaggio, conservando gli originali in luoghi custoditi (albergo, etc.).

 

 


Situazione sanitaria

Strutture sanitarie: Le strutture sanitarie erano precarie e non conformi agli standard europei prima della rivoluzione e la situazione è ulteriormente peggiorata per il forte afflusso di feriti dal fronte e la partenza dal Paese di numerosi medici ed infermieri stranieri. Ogni qualvolta sia possibile, si consiglia pertanto il trasporto del paziente verso Italia, Tunisia o Malta. Malgrado la presenza di numerose farmacie, molti medicinali non sono reperibili. Chi avesse bisogno di medicine particolari deve ricordare di portarle dall’Italia.

Malattie presenti: nulla da segnalare.

Avvertenze: E’ assolutamente indispensabile sottoscrivere, prima di partire, un’assicurazione sanitaria che copra le spese per un’eventuale trasferimento aereo del malato, considerando però che le evacuazioni mediche dalla Libia sono per il momento estremamente problematiche.
In caso di necessità è preferibile rivolgersi all’Ambasciata o al Consolato per suggerimenti o consigli del caso.
Si consiglia di bere solo acqua minerale in bottiglia, controllando che il tappo sia correttamente sigillato. Non aggiungere ghiaccio nelle bevande. È sconsigliato mangiare verdura cruda e frutta non sbucciata e molluschi.
Si segnala infine che si sono registrati casi di avvelenamento a seguito del consumo di alcolici preparati in casa e/o distribuiti illegalmente. Nel rimarcare i rischi per la salute di tale pratica, si ricorda che in Libia vige il divieto assoluto di produzione e consumo di bevande alcoliche.

Il certificato di vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatorio per i viaggiatori provenienti dai Paesi a rischio di trasmissione della malattia.

Cliniche private
Libyan Swiss Clinic
Tel. 021 3619693

Clinica Al Afia
Gasser Ben Geshier
Tel. 021 5633051-4  /  021 5633900-4
Fax. 021 5633055

Clinica St. James
Wesayat El Bderi, Ben Ashur
091 335 8962
Tel 021 3620242-3
Fax. 021 3620241
e-mail: libya@stjameshospital.com


Viabilità

Il 17 dicembre 2012 il Congresso Nazionale, d’intesa con il Primo Ministro, ha disposto la chiusura temporanea delle frontiere terrestri della Libia con Sudan, Chad, Niger e Algeria, stabilendo contestualmente che le province meridionali del Paese siano considerate “zone militari chiuse” sottoposte al controllo di un governatore militare dotato di poteri straordinari per il contrasto all’immigrazione clandestina.

Si segnala, inoltre, che i valichi di frontiera terrestre con l’Egitto sono attraversabili. Il valico di frontiera libico-tunisino di Ras Jader è sovente sottoposto a misure di temporanea chiusura per contrastare i flussi di armi e beni esportati illegalmente dalla Libia. Per tale ragione si registrano lunghe attese in uscita dalla Libia verso la Tunisia.

Si rende noto inoltre che l’Alitalia ha riattivato il collegamento aereo Roma - Tripoli il 2  novembre 2011, con una frequenza di sei voli settimanali.

Si segnala infine che voli commerciali regolari collegano il Paese con la Germania, l’Austria, la Gran Bretagna, la Turchia, la Tunisia, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e Malta. Sono attivi i voli interni fra Tripoli e Bengasi, nonché i collegamenti aerei tra queste città ed altri centri urbani del Paese (Tobruk, Ghadames, Ghat, Sebha, Kufra).

Si ricorda che la Libia ha unilateralmente dichiarato, a partire dal 2005, la sussistenza di diritti esclusivi di pesca su un’area di mare estesa fino a 74 miglia dalla propria costa e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte. Sebbene tale atto si ponga in contrasto con le norme pattizie (UNCLOS del 1982, di cui la Libia non è parte) e consuetudinarie internazionali che regolano il diritto del mare, e non sia mai stato riconosciuto da Paesi terzi, le autorità libiche applicano in maniera rigida misure sanzionatorie nei confronti delle imbarcazioni straniere intente a pescare in detta area di mare. L’applicazione di tali misure si è concretizzata, anche recentemente, nell’intercettazione, sequestro e detenzione dei pescherecci stranieri e dei loro equipaggi da parte delle autorità libiche e delle milizie locali. Sono state parimenti applicate consistenti sanzioni pecuniarie, oltre a provvedimenti di confisca delle attrezzature di pesca e dell’eventuale pescato.

Patente: è necessaria la traduzione in arabo dei dati contenuti in quella italiana.