Alimentazione in viaggio

Alimentazione in viaggio: le 10 regole d’oro

Molte persone che viaggiano vanno incontro a disturbi gastroenterici, spesso non gravi e di breve durata, che si risolvono spontaneamente in pochi giorni.
E’ bene precisare che  non necessariamente questi piccoli disturbi dipendono dalla non salubrità dei cibi, ma spesso è solo  questione di  tempo. Il nostro organismo ed in particolare  il nostro apparato digerente, si devono abituare ad una diversa alimentazione.
A causa di una minor efficacia delle difese immunitarie, è necessario  avere qualche attenzione in più per l’ alimentazione dei bambini, delle donne in stato di gravidanza e degli anziani.
E’ comunque necessario per tutti attenersi a poche e semplici regole, soprattutto nei paesi caldi o con condizioni igieniche non ottimali.
Nelle regioni a clima caldo ed in estate, aumenta il rischio di tossinfezioni alimentari perché la temperatura ambiente più elevata favorisce la moltiplicazione dei microrganismi  presenti negli alimenti.
Inoltre, il rischio aumenta con il consumo di cibi crudi (per esempio il “carpaccio” di carne o pesce).
La cottura, specie ad alta temperatura, elimina o attenua questo rischio.

Il primo consiglio è quello di acquisire informazioni sul Paese meta del viaggio: il clima e lo sviluppo economico spesso condizionano il livello igienico generale in generale soprattutto per quanto riguarda il cibo .
La presenza di microrganismi patogeni non è sempre evidente; gli alimenti contaminati,  possono mantenere le loro caratteristiche di colore, odore e sapore.
Consumare un alimento che ha un bell’aspetto è indispensabile per i nostri occhi, ma ciò non  costituisce una  garanzia di cibo sano e non è sufficiente a evitare rischio di infezioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato in 10 punti base per la prevenzione delle malattie trasmesse dagli alimenti:

  1. bere soltanto acqua e bevande imbottigliate e sigillate: l’acqua deve essere microbiologicamente e tossicologicamente pura; solo le acque imbottigliate sono state preventivamente sottoposte ad un controllo di igiene e sicurezza. Importante valutare attentamente l’integrità del tappo e del sigillo prima del consumo.

  2. non aggiungere ghiaccio alle bevande: il ghiaccio è la forma solida dell’acqua e quindi se l’acqua era “impura”, anche il ghiaccio è “impuro” e rappresenta un altro veicolo di malattie, più “subdolo”, ma altrettanto pericoloso!

  3. frutta e verdure crude vanno consumate solo dopo averle sbucciate e lavate con acqua “sicura”. Buona norma è quella di sbucciare la frutta, in quanto alcune sostanze come additivi, pesticidi o inquinanti casuali possono depositarsi sulla buccia e penetrare all’interno del frutto. Togliere la buccia vuol dire diminuire il rischio di ingerire queste sostanze. Manipolando la frutta, alcune delle sostanze potrebbero passare sulle mani e quindi all’interno del frutto stesso: sciacquare, quindi, la frutta (prima e dopo la manipolazione) è una garanzia maggiore al mantenimento dell’igiene e della sicurezza …ovviamente se l’acqua utilizzata è a sua volta “pura”. Stesso discorso vale per la verdura cruda che va abbondantemente sciacquata con acqua sicura. E’ comunque preferibile consumare verdure cotte, se non si è certi della pulizia dell’acqua usata nei luoghi di ristorazione.

  4. in mancanza di acqua potabile, consumarla solo dopo bollitura o con l’aggiunta di qualche disinfettante. Portare ad ebollizione l’acqua significa portarla ad una temperatura di 100°C, temperatura alla quale tutti gli agenti patogeni, microbi, batteri e virus, muoiono: è una garanzia di sicurezza! Si consiglia, come ulteriore precauzione, di mantenere l’acqua ad ebollizione per circa 1 minuto. Una buona soluzione disinfettante ad uso domestico può essere ottenuta diluendo 1 cucchiaio da tavola di comune varechina in 1 litro d’acqua. La soluzione risultante può essere utilizzata per la disinfezione di posate, stoviglie ed altri utensili, ma anche di servizi igienici e di biancheria e può essere usata anche per disinfettare frutta e verdura da consumare crude, che dovranno comunque essere abbondantemente risciacquate con acqua sicura (bollita o disinfettata in altro modo) prima di essere consumate. La comune varechina può essere usata anche per “disinfettare” l’acqua da bere: in questo caso, per evitare sapori sgradevoli, il quantitativo da usare è un cucchiaino da tè in un litro d’acqua. La soluzione così preparata deve essere lasciata riposare per circa un’ora prima del consumo. In commercio sono disponibili preparati per la disinfezione dell’acqua in ambito domestico.

  5. consumare solo cibi ben cotti, ancora caldi: per sicurezza, le norme igieniche prevedono che la temperatura ottimale dell’alimento da consumare sia quella di 60°C – 70°C fino al centro dell’alimento stesso, temperatura a cui molti, se non tutti, batteri e virus vengono distrutti o resi innocui. Sarebbe anche opportuno che l’alimento, una volta cotto, venga consumato abbastanza velocemente, per impedire che si ricostituisca la flora microbica: mentre si raffredda a temperatura ambiente, l’alimento torna ad essere esposto ai patogeni dell’ambiente stesso.

  6. non consumare pesce o frutti di mare crudi o poco cotti: alcuni alimenti come latte, carne, pesce, uova, sono facilmente deteriorabili perché ricchi di nutrienti come proteine, grassi e zuccheri.e quindi molto “appetibili” anche per i microrganismi.
    Il deterioramento dell’alimento indica, infatti, un attacco da parte di organismi che si alimenta del cibo stesso. Inoltre, il latte contiene molta acqua, ambiente privilegiato per la vita in genere, e quindi anche per microbi, batteri o agenti patogeni. I frutti di mare sono animali “filtratori”, sono cioè animali che per nutrirsi “filtrano” l’acqua in cui vivono, se l’acqua stessa è inquinata, il frutto di mare rappresenta un “concentrato” di sostanze o organismi patogeni (ad esempio, ai mitili a volte si associa il triste primato di essere il miglior veicolo del virus colera!).

  7. non mangiare carni crude: per lo stesso motivo, quando non si è sicuri, sarebbe opportuno cuocere bene la carne che non dovrebbe essere consumata “al sangue”.

  8. non bere latte o mangiare latticini non pastorizzati: la pastorizzazione è un trattamento termico che serve ad aumentare il tempo di conservazione di alcuni alimenti. Sfruttando l'azione battericida del calore riesce a disattivare gli enzimi e a distruggere gran parte dei microrganismi presenti nell'alimento, anche se alcune forme riescono comunque a sopravvivere. La durata del trattamento varia in relazione alla natura dell'alimento e al grado di contaminazione. Più elevata è la carica microbica iniziale e più drastico deve essere il trattamento di pastorizzazione.  L’alimento conserva, in linea di massima, il valore nutrizionale originale, ma è sicuro e commestibile.

  9. non acquistare generi alimentari da venditori ambulanti: purtroppo, a volte, le norme igieniche più elementari non vengono rispettate e alcune situazioni risultano più “a rischio” di altre perché mancano i mezzi necessari affinché l’ambiente in cui si manipola o si conserva l’alimento non è asettico. Per garantire la salubrità di un alimento o preparazione alimentare è necessario mantenere la temperatura di conservazione degli alimenti freschi sempre a 4°C, utilizzare utensili e contenitori sempre sterili, mantenere le superfici sempre igienicamente “pure”, utilizzare sempre acqua sicura.

  10. curare l’igiene personale, usare acqua potabile anche per lavarsi i denti, lavarsi sempre le mani prima dei pasti e dopo l’uso dei servizi igienici: le mani vanno sempre lavate con acqua e sapone prima dei pasti, dopo l’uso dei servizi igienici, dopo il contatto diretto con persone malate, con bambini al di sotto dei 5 anni e con gli animali. Se il sapone non è disponibile si consiglia di usare disinfettanti per le mani a base di alcool ( con > 60%). In quest’ultimo caso bisogna aver cura che le mani non siano eccessivamente sporche poichè il disinfettante potrebbe non avere effetto. In commercio sono presenti numerose preparazioni (gel, liquidi) tascabili e di semplice uso. Ricordarsi Bisogna sempre partire da se stessi per mantenersi in buona salute, non sono solo “buone maniere” ma soprattutto “norme igieniche”.